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Atlante Mnemosyne |
Ci
trasferimmo dalla Firenze rinascimentale della Cappella Sassetti alla
corte di Ferrara tramite l'Orfeo del Poliziano, poema d'occasione
proprio per le feste della corte di Ferrara tenute a Palazzo
Schifanoia, letteralmente schifa la noia. Finisce il poemetto con un
inno a Bacco, dio romano corrispondente al greco Dioniso. In realtà
nel salone dei mesi di Palazzo Schifanoia ciò che più interessa
sono i decani. Erano stelle che in Egitto sorgevano in particolari
ore della notte per un periodo di 36 volte ogni dieci giorni. Così
si individuavano le ore notturne in Egitto sin dal 2.100 a.C. Un
decano per dieci giorni indicava una certa ora poi, siccome le stelle
sorgono qualche minuto più tardi, veniva sostituito da quello
precedente. Così con i decani, 36 per dieci fa 360 giorni, gli
antichi misuravano il tempo notturno. A questa concezione pratica gli
egizi ne affiancavano una magica, per la quale il sole nel suo
percorso incontrava geni che ne volevano rubare i poteri. Questi geni
erano proprio i decani che si sollevano al suo tramonto uno dietro
l'altro.